Il Territorio

Alla ricerca di nuovi territori da colonizzare, una parte degli abitanti della Colchide allestirono una flotta e fecero rotta ad Ovest lasciando la loro patria, il fiume Phasis e gli splendidi fagiani che la popolavano. Mai avrebbero pensato di ritrovare quegli stessi animali ed un fiume simile a quello lasciato nella terra lontana nel Cilento, alle falde del massiccio degli Alburni, in Provincia di Salerno.

Avevano portato con loro le viti e gli ulivi, gli stessi che sono giunti fino a noi. Raggiunto il litorale tirrenico trovarono accoglienza nella città di Poseidonia, qui cominciarono a praticare commercio, agricoltura e pastorizia. Si spinsero, poi, verso l’interno, decidendo di costruire un loro insediamento sul tracciato antico che collegava il mar Tirreno con il Vallo di Diano ed oltre, fino allo Ionio.

Su di un fiume, cui diedero il nome di Phasis, fondarono un borgo che avrebbe preso il nome di Fasanella. Il territorio, già abitato in antico, aveva visto gli assalti dei Lucani invasori dei possedimenti degli Enotri. A difesa di se stessi e dei loro beni, questi, avevano dovuto erigere mura, recinti e posero su di un monte la stele di una divinità guerriera: Antece.

A distruggere Fasanella ci pensò Federico II di Svevia che, nel 1246, volle così punire Pandolfo, suo feudatario, reo di aver ordito una congiura ai suoi danni nel castello di Capaccio. Gli scampati al massacro imperiale, continuarono a vivere tra quelle rovine fino al 1452, quando l’aria malsana e le continue inondazioni dei due fiumi che le lambivano, resero insostenibili il permanervi. Già da tempo, più in alto, in prossimità di una grotta dove un angelo era apparso a Manfredi, signore del luogo, si era andato a costituire un nuovo insediamento. Diedero il nome dell’angelo al nuovo abitato e vi aggiunsero quello del vecchio luogo di origine.

Quell’enorme caverna, una volta rifugio di pastori e greggi, divenne così tempio ed accanto ad essa fu costruita una piccola badia dove vi si trasferirono alcuni frati Benedettini del Monastero della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni. Minacciati continuamente da fame, miseria e guerre, gli abitanti si affidarono alla fede ed ad un protettore come San Michele Arcangelo.
A dar manforte ai benedettini arrivarono poi i frati Francescani e poi le suore Teresiane, così fiorirono le colture cereali, vino, olio, e si affermarono gli artigiani. La produzione di formaggi, della pasta fatta in casa, dei salumi fecero da battistrada alle ricette culinarie che le stesse Teresiane con i loro “raffaioli” arricchirono. La fiera di San Manfredi fece il resto, aprendo al circondario la conoscenza dei tanti manufatti che oggi fanno ancora parte del vissuto e vengono offerti agli ospiti nelle varie strutture ricettive di cui Sant’Angelo a Fasanella si è dotata. Il riconoscimento di bene appartenente al Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco, in quanto parte del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, è per essa il miglior documento delle sue vicende.
Sant’Angelo a Fasanella si trova a 75 km da Salerno ed è a 520 metri s.l.m.

Sant'Angelo a Fasanella (SA)